Oggigiorno molti ragazzi tendono ad ascoltare musica mentre studiano, sostenendo di riuscire a concentrarsi maggiormente o comunque di essere abituati in questo modo e di non riuscire altrimenti.

Molte ricerche, soprattutto negli ultimi anni, hanno cercato di comprendere in che modo la musica possa influire sulle nostre attività quotidiane ed in particolare sullo studio. Sebbene i risultati delle varie ricerche non siano del tutto concordanti, in linea di massima sembra che per lo studio sia preferibile un ambiente silenzioso, piuttosto che un ambiente con un sottofondo musicale: l’ascolto di un brano attiva infatti il nostro cervello, in quanto la musica viene analizzata ed interpretata da quest’ultimo, sottraendo così risorse cognitive che potrebbero essere utilizzate in altre attività che stiamo svolgendo, come appunto la lettura di un libro di testo.

Sebbene vi siano ricerche che danno valore all’ipotesi che il silenzio sia preferibile all’ascoltare musica durante lo studio, questo non sembra smuovere dalle proprie routine molti ragazzi che sostengono di concentrarsi maggiormente con la musica. Una possibile spiegazione di ciò sta nel fatto che spesso gli ambienti di studio, siano essi una cameretta, un soggiorno, la cucina, non sono luoghi completamente silenziosi, ma il più delle volte vi sono una serie di rumori di sottofondo che possono distrarre: il vociare proveniente dalla strada, la tv accesa in un’altra stanza, il cane dei vicini che non smette di abbaiare e altro ancora. In ambienti come questi, ricchi di distrazioni sonore, la musica può svolgere un ruolo positivo, in quanto avere un sottofondo costante permette di essere meno influenzati dagli altri stimoli esterni.

Un altro fattore che può spiegare la scelta di uno studio condito dalla musica, sta nella capacità della musica di influenzare lo stato di attivazione del nostro corpo: alcuni brani, ad esempio di musica classica, possono indurci in un senso di rilassatezza o calma, mentre altri, per esempio rock, possono portarci ad uno stato di maggiore attivazione, in cui ci sentiamo più carichi e magari più produttivi. Certamente ogni persona reagisce in maniera differente alla musica e per questo motivo le conseguenze, positive e negative che siano, di un brano in una determinata persona sono molto soggettive e possono variare in tempi e contesti differenti. Tuttavia, vi sono alcuni accorgimenti generali sulle scelte musicali che possono migliorare lo studio o per lo meno limitare gli effetti negativi che la musica può avere su di esso. Uno di questi sta nel riprodurre brani privi di testo: il cervello analizza quest’ultimo come tale, a prescindere dal fatto che le parole siano quelle di un brano musicale piuttosto che di un paragrafo del vostro libro preferito. Studiare ascoltando musica cantata potrebbe essere paragonato alla lettura di due libri diversi nello stesso momento! Anche se a qualcuno potrebbe sembrare un’esagerazione è consigliato in ogni caso ascoltare musica priva di parole durante lo studio.

Un altro fattore importante sta nel fatto che la musica debba essere piacevole per l’ascoltatore: in caso contrario questa potrebbe avere lo stesso effetto di un rumore disturbante, quindi portare lo studente a deconcentrarsi oltre che a peggiorarne l’umore. Per questo motivo non avrebbe senso costringere i propri figli ad ascoltare per esempio Mozart o Bach, solo per evitare che ascoltino musica priva di un testo! Oggi è raro che un adolescente ascolti generi classici, molto più comune che ascolti generi quali rap, trap e via dicendo, ma ve ne sono anche molti altri moderni che derivano dal progresso della tecnologia, come ad esempio, la musica elettronica o le nuove forme di jazz fondate sull’utilizzo di strumenti virtuali (MIDI). Questi ultimi sono sicuramente più vicini ai gusti musicali dei più giovani e allo stesso tempo sono spesso privi di un testo e potrebbero quindi essere delle valide colonne sonore per lo studio.

Un altro interessante filone di ricerca sul rapporto tra apprendimento e musica riguarda il così detto effetto Mozart: a partire dal ’93, anno di scoperta di questo fenomeno, si è parlato di effetto Mozart per indicare la capacità della musica di potenziare temporaneamente le capacità cognitive. In realtà questo effetto è stato per anni sovrastimato, tanto da ritenere che la musica di Mozart potesse senza alcuno sforzo aumentare l’intelligenza nell’ascoltatore. Ovviamente queste credenze non si sono mostrate veritiere ma è emerso che l’ascolto di musica prima di svolgere determinati compiti cognitivi, possa migliorare, seppur limitatamente, le nostre performance. La principale spiegazione a questo fenomeno risiede nel fatto che l’ascolto di musica felice e di gradimento per l’ascoltatore, sia in grado di portarci in uno stato di maggiore attivazione rispetto a una situazione di riposo e per questo motivo potrebbe essere utile ascoltare un po’ di musica prima di svolgere attività di studio, piuttosto che durante.

In generale quindi, non c’è una risposta univoca relativa al quanto e al se la musica possa migliorare o meno lo studio, ma nel caso in cui i vostri ragazzi avessero l’abitudine di studiare ascoltando musica, potrebbe essere utile fare riferimento ai piccoli accorgimenti sopra citati per limitare gli effetti negativi dell’ascolto, migliorarne quelli positivi e, perché no, ampliare il loro bagaglio culturale anche da un punto di vista musicale.

 

Tirocinante Pasquale Orlando

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